Si riporta, di seguito, un passaggio del discorso di Mario Draghi, presidente della Bce, al Convegno parigino “Le sfide della competitività” del 13 marzo scorso.
Dice Draghi: la competitività non è solo la capacità di competere sui prezzi internazionali. La competitività è legata a un concetto più ampio di performance complessiva di un paese.
Prezzi, costi e salari sono fattori importanti in grado di influenzare il livello di competitività delle imprese sui mercati internazionali. Ma per le imprese - e dunque per i paesi - governare i grandi cambiamenti determinati dalla globalizzazione significa presidiare anche altri fattori, in particolare la gamma d’offerta e la qualità dei prodotti esportati.
C’è tecnicismo analitico nel discorso di Draghi, ma c’è anche un riferimento a quello che potremmo definire l’era della post-globalizzazione in cui siamo forse già entrati.
La grande crisi del 2008-2009, l’avvitamento recessivo che l’Europa sta sperimentando in questi mesi, il rischio di un peggioramento delle condizioni occupazionali hanno trovato finora un puntello nell’export, che in Italia è cresciuto, nel 2011, dell’11,4%, dopo un 2010 che aveva marciato a un ritmo del 15,6%. Nei mercati extra-Ue la dinamica delle esportazioni ha addirittura sfiorato il più 15%.
L’Istat calcola che nel complesso le esportazioni del made in Italy hanno portato in cassa, l’anno scorso, 376 miliardi di euro, un importo che andato oltre i livelli pre crisi.
Ancora meglio per le calzature, con un 12,7% di crescita nel 2011 che fa il paio con il +12,9% già archiviato nel 2010. Se fosse solo una questione di prezzi, costi e salari saremmo già da tempo fuori dal mercato.
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