giovedì 1 marzo 2012

Polonia, meta di successo per le calzature made in Italy

Sono diversi i punti di forza. Intanto un’economia che, in controtendenza, ha chiuso il 2011 con un balzo in avanti  del 4,3%, stando ai dati preliminari. Ma anche una moneta locale, lo zloty, indebolita nel rapporto di cambio con l’euro. Fattore che ancora offre una sponda alle esportazioni.La Polonia, lo dicono anche le previsioni rilasciate nei giorni scorsi dalla Commissione europea, sarà il Paese più dinamico nel Vecchio Continente.
Il Pil, nelle stime di Bruxelles, è dato in crescita nel 2012 del 2,5% (il dato è in assoluto il migliore dei Ventisette), anno in cui l’Eurozona è destinata invece ad archiviare un meno 0,3%.
Anche l’inflazione, seppure più accelerata rispetto alla media Ue, appare complessivamente sotto controllo, considerando l’effetto-cambio, che aumenta il costo dei prodotti importati, e il ritmo comunque accelerato dell’attività economica, che impatta irrimediabilmente sul caro-vita.
Vediamo il mercato interno. I dati elaborati dal Gus, l’Ufficio centrale di statistica di Varsavia, attestano al 3,1% la crescita della spesa domestica per i consumi individuali, sostanzialmente allineata al 3,2% di aumento sperimento nel 2010. Un ingrediente in più per decretare le ottime potenzialità del Paese, che intanto prende tempo, rinviando il suo ingresso nel Club della moneta comune (per ora si parla del 2015, ma le incognite, compresa la tenuta dell’Eurozona, sono ancora molte).
Quello che si può dire con maggiore certezza (e cognizione statistica) è che lo zloty debole, effetto di svalutazioni competitive, non ha impedito all’Italia di sfruttare l’onda di piena del mercato polacco. Nel 2011 (primi 11 mesi) l’export tricolore si è irrobustito dell’11%, arrampicandosi a quota 8,7 miliardi di euro (la bilancia segna un attivo di 1,7 miliardi). Ma ancora meglio è andata per il comparto calzaturiero che, nello stesso arco temporale, ha incassato un assegno di quasi 93 milioni di euro (+20%), destinando in Polonia (il dato in questo caso è aggiornato a tutto ottobre 2011) oltre 3,3 milioni di paia di scarpe (+24%).
Quanto basta per  prevedere, in un paese geograficamente vicino e in buona salute, un proseguimento della tendenza espansiva anche nel 2012. Da rilevare che in Polonia l’Italia è il primo esportatore di scarpe europeo e il secondo a livello mondiale alle spalle della Cina, con una quota di mercato attorno al 19% (al 39% quella di Pechino). La classifica prosegue con il Vietnam, al 7% circa di quota, seguito a sua volta da Germania, India, Romania e Indonesia.

Nessun commento:

Posta un commento