lunedì 19 marzo 2012

Indietro tutta il fatturato a gennaio, ma export salva calzaturiero

E’ solo l’export a iniettare un po’ di propellente nei  motori del  fatturato  industriale. Ma non in dosi sufficienti per compensare la “carenza di ottano” delle benzine fornite dall’asfittico mercato interno, che vive un evidente stato di sofferenza.
La sintesi di questa prolungata e complessa situazione la fornisce l’Istat con l’indice odierno del fatturato industriale. A gennaio - informa l’Istituto nazionale di statistica - il dato riferito all’industria nel suo complesso (corretto per gli effetti di calendario) indica una caduta del volume d’affari del 4,4% rispetto a un anno fa. Un risultato, fortemente negativo, che incorpora il meno 7,1% sul mercato interno e il +1,3% oltre confine (il confronto è sempre con gennaio 2011).
L’Istat ci dice anche che il settore di attività economica per il quale si registra l’incremento tendenziale più sostenuto del fatturato è quello della fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+15,8%), mentre la diminuzione più marcata l’hanno accusata i mezzi di trasporto (-14%).  Fin qui nessuna sorpresa. Vediamo come si muove il sistema moda. Al riguardo non si dispone al momento di una disaggregazione estero- interno. Sappiamo solo che il fatturato per le industrie del comparto tessile, abbigliamento, calzature, pelli e accessori si è contratto del 7,6% sul gennaio 2011. Non è un buon dato, anche perché superiore al calo medio del fatturato, ma sicuramente migliore rispetto ad altri prodotti di peso del manifatturiero italiano come metallurgia, fabbricazione di computer e apparecchi elettronici, fabbricazione di apparecchiature elettriche, articoli in gomma e materie plastiche.
C’è anche da rilevare che, basandosi su altre risultanze, sempre di fonte Istat, proprio gennaio ha dato conferma della verve all’estero del comparto pelli e calzature. L’export ha inaugurato il 2012 con un progresso del 7,4% rispetto a gennaio 2011 e il saldo attivo è ulteriormente migliorato, arrampicandosi a quota 537 milioni di euro. Bena anche l’abbigliamento, con l’export cresciuto del 5% e il surplus valutario a 270 milioni.

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