giovedì 8 marzo 2012

Gennaio amaro per i consumi

Ci risiamo. Cresce la domanda di servizi, scendono gli acquisti di beni. Lo ha detto l’Istat settimana scorsa, elaborando i dati preliminari sui conti nazionali, lo conferma oggi Confcommercio con l’indice Icc sui consumi.
A gennaio la spesa degli italiani si è contratta di un altro 0,5% in un mese, scivolando dell’1% rispetto a un anno fa.

Dettaglia l’organizzazione dei commercianti: “la dinamica tendenziale dell’indicatore di gennaio riflette un aumento del 3,8% della domanda relativa ai servizi e una riduzione della spesa per i beni del 2,7%”.
Letto a contrariis: dove la spesa è obbligata tiene, anzi cresce, riflettendo le forzature inflazionistiche in atto, non a caso e da diversi anni, proprio sui capitoli più “rigidi” come tariffe pubbliche locali, energy, trasporti ecc.
Chi vende (e produce) beni reali, compresi gli alimentari, paga il conto più salato in termini di riduzione degli acquisti. Piombano a picco mobili, elettrodomestici e prodotti per la casa (-4% sul gennaio 2011), alimentari e bevande (-4,4% sempre tendenziale), abbigliamento e calzature (-4,3%). Variazioni reali, cioè deflazionate, che pesano come un macigno sulle prospettive di rilancio produttivo nei principali comparti industriali manifatturieri, compreso l’automotive, che a gennaio ha scontato un calo delle immatricolazioni di auto del 5,8% su dicembre (-16,9% annuo).
Non a caso il peggioramento del sentiment risulta molto marcato proprio tra gli operatori dell’industria manifatturiera. E non è un caso se a fronte di queste dinamiche dei consumi - che a gennaio 2012 consolidano la tendenza al ridimensionamento della domanda delle famiglie, misurata in termini di media mobile destagionalizzata a tre mesi, in atto dalla fine dell'estate del 2011 - gli ordinativi industriali hanno subito, nell’ultimo trimestre 2011, una flessione congiunturale del 3,9%.
Il dato secco di dicembre elaborato dall’Istat testimonia, sempre sul fronte ordini, una flessione del 4,3%, che sconta il meno 5,7% sul mercato interno. Male anche abbigliamento e calzature, che nella dinamica tendenziale degli ordinativi accusano una riduzione del 4,3% sul dicembre 2011.
Confindustria nei giorni scorsi ha segnalato che, sulla base degli indicatori qualitativi per il manifatturiero, i giudizi sul livello corrente di ordini e produzione sono scesi a febbraio ai minimi dall’estate 2010. C’è anche però un’evidenza positiva: migliorano le aspettative per i prossimi mesi. Ma bisognerà attendere forse settembre per rivedere qualche dato macro positivo.

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