martedì 20 marzo 2012

Russia nel Wto, i vantaggi per il settore calzaturiero

Formalmente manca solo l’ok della Duma, il parlamento russo, che avrà tempo fino al 23 luglio per ratificare l’accordo. Basterà poi un solo mese dalla notifica delle autorità di Mosca per sancire l’ingresso definitivo della Russia nel Wto, atteso da 18 anni.
Un atto dovuto. Dopo l’entrata della Cina, la Russia era rimasta in effetti l’unica grande esclusa dal club di Ginevra, il World trade organization, organismo che regola ormai il 97% del commercio mondiale e che con l’adesione di Mosca porterà a 154 il numero dei suoi membri.
Nei giorni scorsi Confindustria, in un pamphlet intitolato: “Ingresso della Federazione Russa nel Wto: aspetti operativi ed effetti per le imprese italiane”, ha fornito un utile vademecum per valutare l’impatto economico di questo evento.
Vediamo cosa emerge per il settore calzaturiero. Innanzitutto, spiega la Confederazione industriale, in termini settoriali a trarre i vantaggi più consistenti saranno proprio i settori attualmente gravati dai dazi maggiori, tra cui rientrano tessile, abbigliamento e calzature.
Da evidenziare che le calzature, come altre referenze (più di un quarto di quelle prese in considerazione dallo studio), oltre ad essere attualmente soggette a dazi ad valorem, applicati cioè sul valore del bene importato, sono gravate anche da dazi non ad valorem, cioè in misura fissa.
La novità è che con l’adesione al Wto proprio per il comparto calzaturiero, soggetto oggi a un prelievo combinato, cambieranno radicalmente le regole: sarà applicato solo un dazio fisso non ad valorem calcolato su ogni unità di prodotto.
Per 4 dei 5 codici doganali SH6, della voce 64 (relativa al calzaturiero), inseriti nei prospetti esemplificativi di Confindustria, emerge ad esempio che da una situazione attuale di dazio ad valorem del 15%, sommato a un dazio non ad valorem di 1,4 euro per paio, si passerà in una prima fase a un unico dazio non ad valorem di 2 euro per paio al momento dell’adesione; importo che a regime scenderà a 1,37 euro (1,25 per una delle 4 voci considerate).
Solo per una voce (640419, calzature con suola in gomma o plastica e tomaia in tela, escluse quelle sportive), gravata attualmente da un dazio ad valorem del 15% e da un prelievo non ad valorem di 0,7 euro per paio, in una prima fase resterà in vigore un sistema daziario combinato, progressivamente meno gravoso, ma a  regime resterà solo un dazio non ad valorem di 0,51 euro per paio.

Ma cosa significa la Russia per il sistema calzaturiero italiano? Intano un export che nel 2011 si è arrampicato oltre i 520 milioni di euro (+21% circa su base annua). Importo che assegna a Mosca il quinto miglior piazzamento nel ranking dei mercati di sbocco, dietro Francia, Germania, Usa e Svizzera. L’anno scorso, a volume, l’Italia ha spedito oltre gli Urali quasi 6,7 milioni di paia di scarpe, il 15% in più rispetto ai livelli 2010.
La sua quota, in valore, si attesta attualmente al 7%, ma in passato (nel 2008), prima della crisi, l’incidenza dell’export diretto in Russia sull’intero fatturato all’estero del settore calzaturiero aveva oltrepassato anche l’8%, per un corrispettivo valutario che aveva rasentato la soglia dei 600 milioni di euro.

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