In Regno Unito c’è già, tra i retailer, chi paga in yuan i suoi fornitori cinesi. Lo afferma Sam Ford, risk solutions manager di Barclays Capital, in una recente intervista rilasciata al China Daily.
Ma come avviene nei fatti il pagamento in yuan (o renminbi) se la valuta del Dragone non è ancora convertibile (lo sarà forse nel 2015)?
I modi in realtà ci sono. Per esempio sfruttando filiali in Cina che agendo come compratori operano in prima persona sul mercato locale. O in altri casi, attraverso operazioni di compensazione realizzate a fronte di scambi bidirezionali, che prendono a riferimento la moneta cinese ricorrendo al cambio (o all’uso del dollaro) solo per il pagamento dei saldi.
Il graduale apprezzamento dello yuan avvenuto con il parziale abbandono del Peg, meccanismo che agganciava la valuta dell’ex Celeste impero al dollaro americano, ha creato in effetti un po’ di allarme tra gli operatori, anche se il sistema attuale permette di fatto rivalutazioni solo graduali. Guardando la serie storica del cross yuan/dollaro si può in effetti riscontrare che dal giugno 2010 (data di abbandono del Peg) al dicembre scorso lo yuan si è apprezzato di circa il 7%, passando da 6,82 a 6,37.
Il cambio potrebbe insomma rappresentare un fattore di rischio concreto, considerando che della firma dei contratti di fornitura alla consegna delle merci possono passare anche fino a 6-7 mesi.
Secondo Barclays Capital i pagamenti in yuan da parte dei rivenditori britannici hanno permesso di realizzare risparmi di circa l’8% sui costi di fornitura. Quanto basta per evitare ritocchi indesiderati dei prezzi, in una fase non certo agevole, anche in Regno Unito, per i consumi.
Intanto sembra che anche H&M, nota azienda svedese attiva nel settore del fast fashion, stia valutando la possibilità di pagare i fornitori cinesi in yuan, considerando che il paese della Grande muraglia copre circa un terzo dei suoi approvvigionamenti.
Interessante anche un altro dato riportato nell’articolo del China Daily: durante la visita del primo ministro britannico David Cameron in Cina, nel 2010, i due Paesi hanno concordato di incrementare gli scambi bilaterali entro il 2015, prevedendo di raggiungere quota 100 miliardi di dollari.
Nessun commento:
Posta un commento