domenica 12 febbraio 2012

Giù nel 2011 consumi di abbigliamento e calzature, ma export continua a volare (+13%).

Nell’intera annata 2011 le vendite retail del reparto abbigliamento e calzature hanno subito in Italia, al netto della dinamica inflazionistica, una contrazione del 3,2%. Lo stima Confcommercio attraverso l’indice Icc (indicatore dei consumi elaborato dall’ufficio studi delle Confederazione) che attribuisce al comparto una delle performance più sfavorevoli dopo quella di beni e servizi per la mobilità.
Male anche arredamento, alimentari e pasti e consumazioni extra-door. Gli unici a crescere sono i beni e servizi per la comunicazione e, seppure marginalmente, i prodotti per la cura della persona.
Tornando al reparto abbigliamento e calzature, la dinamica dei prezzi al consumo ha attenuato, nel 2011,  le perdite registrate in termini di fatturato, con la spesa domestica diminuita di un più magro 1,4%, rispetto al meno 3,2% del dato reale di acquisto.
A dicembre i dati destagionalizzati e corretti per i valori erratici segnalano, in generale, un aumento dell’Icc dello 0,3%. La contenuta tendenza al recupero - spiega Confcommercio - ha interessato quasi tutte le macro funzioni di spesa con l’unica eccezione della domanda per l’abbigliamento e le calzature, che ha ripiegato invece dello 0,7% rispetto al mese di novembre.
Ci saranno tempi migliori. Intanto il comparto continua a puntellare l’export. Con poco meno di 6 miliardi e mezzo di euro il giro d’affari oltre confine del solo comparto calzaturiero ha fatto segnare, nel cumulato dei primi 10 mesi del 2011, un balzo in avanti del 13%. Più lenta la marcia delle importazioni (+8,9%), con il saldo attivo della bilancia commerciale che in 10 mesi ha sfiorato il muro dei 3 miliardi di euro (+18,6% sullo stesso periodo del 2010).

Nessun commento:

Posta un commento