Un import quasi quadruplicato in poco più di un decennio. Da 75 a 283 miliardi di euro tra il 2000 e il 2010, spiega l'Eurostat, l'Ufficio statistico di Bruxelles, in una nota ufficiale. Con una sola battuta d'arresto sperimentata nel 2009, in coincidenza con la fase più acuta della crisi iniziata nell'autunno del 2008.
E’ l’assegno che i paesi Ue hanno dovuto staccare per l'acquisto di merci made in China.
Più del doppio, prendendo a riferimento il dato 2010, rispetto a quanto incassato dai Ventisette con l’export diretto verso il Dragone, che non ha però mai interrotto il trend espansivo, portandosi nel 2010 a quota 113 miliardi di euro, dai 26 miliardi del 2000.Diverso il ritmo di marcia nel 2011. I primi 10 mesi hanno lasciato nei prospetti statistici un più 21% per il made in Europe verso Pechino, contro un 5% di aumento rilevato sulla rotta in partenza dalla Grande muraglia. Il risultato sono 8 miliardi in meno di disavanzo, con la bolletta scesa a 132 miliardi di euro, dai 140 del gennaio-ottobre 2010.
La Cina, annota ancora Eurostat, è il secondo partner commerciale per la Ue dopo gli Usa. Con la Germania che da sola copre quasi la metà dell'export dei Ventisette (il 48%), seguita da Francia, Italia e Regno Unito. Quello tedesco è anche il primo mercato di destinazione per le merci in arrivo da Pechino, davanti allo sbocco olandese, seguito da quello britannico.
Puntando la lente sul calzaturiero si può osservare, nel periodo 2000-2010, sempre in relazione al rapporto bilaterale Ue-Cina, un decisivo peggioramento dei conti a scapito dei Ventisette, con un disavanzo che da meno di 2 miliardi di euro si è arrampicato fino a 7 miliardi nel 2010. L’import è cresciuto senza interruzione di sorta, come del resto l’export. Ma i ricavi, che nel 2010 hanno toccato 108 milioni di euro, hanno rappresentato nello stesso anno appena l’1,5% della spesa per le importazioni.
Da segnalare, nei primi dieci mesi del 2011, un’impennata dei volumi di esportazione comunitari, cresciuti del 50% a 2,9 milioni di paia. Decisamente più lenta la marcia delle importazioni dal Dragone, per un totale di 1,7 miliardi di paia (+5%).
A tirare la volata, sul fronte delle esportazioni, sono state soprattutto Italia e Spagna. Più robusto anche l’export di Germania, Regno Unito e Paesi Bassi, mentre ha perso terreno la Francia.
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