mercoledì 15 febbraio 2012

Distretti: non tutto luccica, preoccupano cash e occupazione

Con i dati, si sa, ognuno può dare la sua interpretazione. E le opinioni non sempre convergono. Se Banca Intesa nel distretto industriale individua, per esempio, un “modello produttivo e organizzativo” di successo, stando almeno alle performance del biennio 2010-2011, Unioncamere si mostra un po’ meno ottimista e lancia il suo caveat: la situazione resta in bilico. In una realtà - afferma - in cui si acuiscono problematiche come quella occupazionale.
C'è poi un secondo aspetto piuttosto critico - spiega ancora Unioncamere - quello finanziario: mezzi liquidi insufficienti, difficoltà di recupero dei crediti commerciali (un problema che coinvolge il 70% degli imprenditori intervistati), ostacoli a ottenere finanziamenti a causa della crisi finanziaria (50% degli interpellati). Tutti elementi che tolgono il sonno agli imprenditori. Con un terzo quasi delle aziende organizzate in forma distrettuale che ha dichiarato difficoltà di accesso al credito negli ultimi 6 mesi, denunciando al contempo tassi di interesse più onerosi, indicati nel 36% dei casi.
Ancora più opache le previsioni per il 2012. Il 22% delle aziende distrettuali prevede una contrazione della produzione nel corso dell’anno, quasi un terzo si attende un calo degli ordini interni e un quarto una riduzione della base occupazionale.
Il quadro macro, d’altro canto, non riserva, almeno per il momento, prospettive incoraggianti. Proprio oggi l’Istat ha certificato, in Italia, il secondo calo consecutivo del Pil su base trimestrale. Un meno 0,7%, nell’ultimo quarto del 2011, che segue il calo dello 0,2% del terzo trimestre. Quanto basta per decretare la recessione in senso tecnico dell’economia tricolore. In un contesto internazionale che, nel quarto trimestre 2011, ha visto scendere dello 0,2% il Pil del Regno Unito e dello 0,6% quello giapponese, registrando in controtendenza un più 0,7% in Usa.

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