Il credit crunch, meglio noto come stretta creditizia ai danni delle imprese del sistema produttivo, è una realtà ormai conclamata in Europa. Lo conferma l’ultima indagine della Banca centrale europea sul credito nell’Eurozona, pubblicata a inizio febbraio.
A gennaio 2012, rispetto a ottobre dell’anno scorso - si legge nel report dell’Eurotower - la percentuale delle banche che ha dichiarato una stretta del credito alle imprese è passata dal 17 al 37 per cento. Un fenomeno che ha riguardato sia i prestiti a breve che a lungo termine, penalizzando oltre alle Pmi, anche le imprese di grandi dimensioni.
Ma quello che più preoccupa è che anche in prospettiva le banche si attendono un’ulteriore stretta del credito, valutazione che riguarda in questo caso il primo trimestre 2012.
Insomma, la situazione non promette bene, tenuto conto in particolare delle difficoltà nei pagamenti che le imprese stanno sperimentando da tempo nei rapporti con fornitori e clienti.
C’è sfiducia, non c’è dubbio. Ma è spiegabile una tale reazione dopo la maxi immissione di liquidità della Bce, che lo scorso dicembre, con un’operazione di politica monetaria non convenzionale (Ltro - long term refinancing operation), ha trasferito quasi 500 miliardi di euro nei forzieri delle banche dell’ area euro?
Per ora l’Ltro sta avendo effetti postivi solo sul famigerato “spread”, alimentando il cosiddetto fenomeno del carry tarde. Cosa stanno facendo dunque le banche: hanno preso in prestito denaro fresco dalla Bce a un tasso fisso dell’1% a tre anni e lo stanno reinvestendo su titoli di stato, meglio se dei paesi periferici come l’Italia, che offrono interessi del 5-6%. Lucrando così sul differenziale dei tassi e rinviando, almeno per ora, qualsiasi operazione di finanziamento o rifinanziamento al sistema produttivo.
Con quegli stessi soldi, inoltre, diversi istituti di credito stanno anche ritirando dal mercato proprie obbligazioni, precedentemente emesse in occasione di normali operazioni di funding. Titoli nel frattempo svalutati e quindi riacquistati sul secondario a sconto. Quale migliore occasione per cancellare debiti ed evitare nuove emissioni che avverrebbero a costi ben superiori all’1% concesso da Francoforte.
Questa è la situazione. Non resta che sperare che nel prosieguo il meccanismo inneschi virtuosismi anche in termini di maggiore credito alle imprese. Lo si vedrà.
Nel frattempo a fine febbraio ci sarà una seconda asta della Bce per un’altra tornata di rifinanziamento al sistema bancario. L’attesa è di un’ampia, anzi massiccia, adesione.

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