I prezzi delle pelli grezze in Italia sono aumentati, mediamente, del 18% nel corso del 2011, con punte del 21,4% per il vitello.
Nostre elaborazioni, basate sull’indice prezzi delle pelli grezze salate nazionali della Camera di commercio di Milano, segnalano comunque una progressiva attenuazione dei rincari in corso d’anno. Un fenomeno confermato da tendenziali di crescita dei prezzi passati dal 55,5% di gennaio (il confronto è con lo stesso mese del 2010) al 3,9% di novembre. A dicembre la variazione annua si è portata addirittura in territorio negativo, chiudendo a meno 0,2%.
Con l’ultima rilevazione camerale, aggiornata a gennaio 2012, si assiste a un consolidamento della dinamica ribassista. A beneficio naturalmente della filiera calzaturiera che assorbe, in Italia, il grosso della produzione conciaria.Nostre elaborazioni, basate sull’indice prezzi delle pelli grezze salate nazionali della Camera di commercio di Milano, segnalano comunque una progressiva attenuazione dei rincari in corso d’anno. Un fenomeno confermato da tendenziali di crescita dei prezzi passati dal 55,5% di gennaio (il confronto è con lo stesso mese del 2010) al 3,9% di novembre. A dicembre la variazione annua si è portata addirittura in territorio negativo, chiudendo a meno 0,2%.
I prezzi all’ingrosso del pellame grezzo registrano uno scarto negativo del 10,2% rispetto al gennaio 2011. Segno che le tensioni sono completamente rientrate. Considerando, tra l’altro, che per il quarto mese consecutivo l’indicatore ha fatto segnare una contrazione mensile del 2,2%, che segue il meno 4% di dicembre.
La direzione ribassista a gennaio è stata impressa prevalentemente delle linee vacca (-6,5% su dicembre) e vitello (-7,7%). Per le pelli di vitellone sono emersi, al contrario, lievi recuperi su base mensile limitatamente alla classe 20-40 chilogrammi (+0,8%), mentre cedono l’1,9% le taglie superiori.
Rispetto a gennaio 2011 sono le pelli di vacca a registrare i ribassi più evidenti, con un meno 14% di media. Brusco dietro front anche per il vitello (-10,3%), mentre il vitellone lascia sul terreno circa il 9%.
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