Resta in rosso la bilancia calzaturiera relativa ai rapporti bilaterali tra Italia e Sud-Est asiatico. Ma il disavanzo si è ridotto nel 2011 di quasi il 40% su base annua.
Buon segno. Anzi un ottimo indicatore per le aziende del settore. E’ noto, infatti, che le tigri asiatiche, che includono grossi esportatori come Vietnam ed Indonesia, ma non la Cina, esportano più di quanto acquistano in Italia. Ma i dati dicono che il made in Italy sta guadagnando terreno anche nella regione a più alto potenziale competitivo.
Area che include mercati fortemente ricettivi, oltre che selettivi, come Hong Kong, Taiwan, Sud Corea e Singapore, dove l’Italia risulta invece esportatore netto. Complice, naturalmente, una crescita dell’attività economica nel Far East sicuramente invidiabile per un’Europa che rischia, al contrario, una nuova retromarcia del Pil.
Dai dati ancora incompleti, relativi ai primi dieci mesi del 2011, emerge nell’intera regione del Sud-Est asiatico, una progressione a doppia cifra per l’export calzaturiero italiano (+40,6%), a fronte di un meno 1,5% dell’import (il confronto è con lo stesso periodo del 2010).
Sulla piazza di Hong Kong, che esprime i fatturati maggiori, le vendite del made in Italy hanno sperimentato una crescita del 44% in termini di fatturato. Un dato che fa il paio con il più 30% circa rilevato sia nella città-stato di Singapore che in Corea del Sud.
Nei dieci mesi considerati, il rosso della bilancia commerciale è sceso, nel frattempo, a 138 milioni di euro, dai 219 milioni nel gennaio-ottobre 2010.
Con Vietnam e Indonesia, però, la partita è ancora dura. I due paesi esportano infatti grossi quantitativi di scarpe. Anche se le più recenti evidenze segnalano un calo da entrambi i poli, con riduzioni in valuta rispettivamente del 6,5 e del 4,8 per cento.

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