Dicembre conferma il trend ribassista sui mercati del pellame. L’indice Prometeia delle commodity industriali segnala, per il comparto pelli, una contrazione dei prezzi dell’1,2% rispetto a novembre, solidale con l’andamento dei mesi precedenti.
In base all’indicatore elaborato dalla Camera di Commercio di Milano, aggiornato a novembre 2011, i prezzi del pellame grezzo sono scesi ai minimi da inizio 2011. L’indice è scivolato a quota 177,4 (base 2005=100), facendo segnare a distanza di un mese una contrazione del 2,8%, che segue il meno 3,6% di ottobre.
Si riduce al 3,9% il divario tendenziale dei prezzi (confronto con lo stesso mese dell’anno precedente), che resta comunque positivo. Era al più 5,1% a ottobre, mentre a inizio anno superava il +55%.
Flettono a novembre, nella dinamica congiunturale, le pelli di vitello che su base mensile hanno ceduto l’1,8%. Ancora più accentuata la correzione al ribasso delle pelli di vitellone, che in funzione delle taglie hanno ritracciato di circa 3 punti percentuali rispetto a ottobre, in un mercato ancora più ribassista per le pelli di vacca, che in un mese hanno lasciato sul terreno il 4,1%.
Insomma, per lo meno sul fronte dei costi dopo un avvio in salita il 2011 ha chiuso in contesto di relativa calma.
Sul fronte delle macellazioni le evidenze statistiche segnalano, nel frattempo, una forte riduzione del numero dei capi bovini macellati. Nel cumulato dei primi dieci mesi 2011 l’Istat ha conteggiato meno di 3 milioni di capi, corrispondenti a una contrazione su base annua del 5,8%. Nel dettaglio si riducono dell’8% i vitelloni e di oltre il 7% i vitelli. Si limita, invece, a un frazionale 0,8% il calo delle vacche.
Anche per gli ovicaprini il bilancio delle macellazioni, a tutto ottobre 2011, è negativo. Il confronto con lo stesso periodo del 2010 restituisce una contrazione del 4,1%.
Per quanto attiene alle importazioni, la fotografia aggiornata a tutto settembre 2011 rivela una decisa ripresa degli acquisti dall’estero di pelli grezze, a conferma della dinamica registrata nell’intera annata 2010.
In termini quantitativi l’import, che ha rasentato la soglia delle 350mila tonnellate, ha fatto segnare un aumento del 23,5% rispetto ai primi nove mesi del 2010, mentre in valuta (719milioni di euro) la crescita ha sfiorato il 36%, incorporando un balzo in avanti del 10% (in media) dei prezzi internazionali.
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