martedì 10 gennaio 2012

Sistema moda paga prezzo crisi più alto. Atteso rilancio con stagione saldi.

Le evidenze statistiche confermano che, in Europa, sono le imprese del sistema moda a pagare il prezzo più salato di questa crisi, per lo meno in termini di vendite al dettaglio.
Anche l’Eurostat (come l’Istat in Italia) certifica nell’Eurozona una flessone, a ottobre 2011, del 4,1% su base annua. Oltre a tessili, abbigliamento e calzature (Tac), arretrano, seppure a tassi più contenuti, alimentari ed elettronica di largo consumo.
Pesante il dietro front delle vendite a carico del sistema moda anche a livello dei Ventisette, con il dato Ue che segnala, a ottobre, un meno 3,3%, sempre nel confronto tendenziale (in rapporto a ottobre 2010).
In entrambi i casi, sia nell’Unione europea che nei 17 paesi dell’Euroclub, le vendite del settore Tac hanno sperimentato tassi di riduzioni decisamente più accentuati rispetto alla media generale.
Non tutti gli indicatori sembrano però orientati al peggioramento. Con la stagione dei saldi, secondo un’indagine rapida di Confcommercio, che ha coinvolto sia un campione di consumatori, sia di operatori del commercio al dettaglio, saranno proprio le calzature e l’abbigliamento a spingere i fatturati in Italia. La percentuale dei consumatori che hanno dichiarato un interesse all’acquisto di scarpe sfiora l’83%, mentre il 97% si è espresso negli stessi termini in relazione all’abbigliamento.  Solo un piccolo neo, si teme che quest’anno le visite ai negozi saranno inferiori ai livelli del gennaio 2011. A prevedere il calo di affluenze è il 18% abbondante dei commercianti, contro il 10,5% di un anno fa.

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