Per il sistema calzaturiero italiano il biennio di crisi 2008-2009 è ormai un lontano ricordo. Il 2011, nel bilancio dei primi tre trimestri, restituisce un recupero sia della produzione, sia dei livelli occupazionali. Per numero di addetti i conteggi dell’Anci, l’Associazione degli industriali calzaturieri italiani, indicano una crescita annua dello 0,8%.
Più sostenuta la marcia della produzione, con un più 2,5% a volume e un aumento di oltre il 5% in termini di fatturato.
Come al solito da alcuni anni, a rovinare la festa sono i dati sui consumi interni, scesi del 2% in termini fisici e in crescita solo di un frazionale 0,5% in valore, sotto l’effetto-spinta di un aumento dei prezzi retail. Per l’export si è già detto sul questo blog, resta in terreno positivo e continua a viaggiare a ritmi sostenuti.L’ultimo trimestre - stima l’Anci - sarà comunque meno dinamico per il settore. D’altro canto già nel terzo quarto dell’anno i dati Istat documentano una variazione negativa del Pil su base congiunturale (-0,2% rispetto al secondo trimestre 2011). Basterà un secondo trimestre con il segno meno, che appare peraltro scontato, per decretare la recessione tecnica. Quindi, ancora un probabile freno per i consumi interni, con possibili compensazioni però all’estero. Si può continuare insomma a sperare in un buon andamento degli ordini, dato che l’export assorbe in quota oltre l’80% della produzione calzaturiera italiana.

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