lunedì 9 gennaio 2012

Calzature, l’export compensa lo stop delle vendite sul mercato interno

L’export di calzature made in Italy non conosce crisi. E in tempi assai complessi per la tenuta delle vendite sui circuiti nazionali ci pensa l’estero a colmare il debito di ossigeno delle imprese.
Il mercato interno, d’altro canto, sconta il momento di grande sfiducia dei consumatori (l’indicatore che misura il sentiment generale è crollato ai minimi da tre anni). Non è un caso se calzature e articoli in cuoio hanno archiviato, nel cumulato dei primi dieci mesi del 2011, una flessione delle vendite retail dell’1,6% su base annua, che nel tendenziale di ottobre (il confronto in questo caso è con lo stesso mese del 2010) ha sfiorato il meno 3%.
Fuori dai confini nazionali soffiano però venti migliori. Da gennaio a settembre 2011, dice l’Istat, le esportazioni di calzature hanno messo a segno un progresso del 13,8%, portando in cassa quasi 6 miliardi di euro. Mentre per l’import l’andatura resta più lenta: del +9,6% nella somma dei tre trimestri. Con benefici oggettivi per i conti nazionali. In nove mesi la bilancia commerciale calzaturiera, strutturalmente in attivo, ha accumulato un surplus di 2,6 miliardi di euro, incrementando di oltre il 19% l’avanzo di un anno fa.
Per il momento, insomma, l’unica ricetta anticrisi è intercettare la domanda estera. Consolidando i presidi oltre confine ed esplorando i nuovi mercati.
E questo anche in considerazione del diverso ritmo di marcia tra la vecchia Europa, che avanza a un tasso del 9%, e dei mercati Terzi, dove l’export cresce di un più robusto 21%. Ottime le chance negli emergenti, compresi i paesi del Far East. Con le scarpe made in Italy che stanno sperimentando progressi nell’intorno dell’80% in Cina  e del 45% a Hong Kong.

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