lunedì 9 aprile 2012

Russia, frena al +3,4% il Pil 2012. Previsti ancora tassi sostenuti per import e consumi.

Non basta il balzo record del greggio a preservare l’economia russa da un rischio frenata. Basandosi sui nuovi conteggi ufficiali, Mosca ha rivisto al ribasso le previsioni sulla crescita economica nel 2012 che dal 3,7% è stata corretta al +3,4%. Se confermata sarebbe la peggiore performance dalla crisi del 2008-2009. La revisione al ribasso, secondo il ministro dell'Economia Elvira Nabiullina, trova la sua principale motivazione nel rallentamento della crescita degli investimenti, che Vladimir Putin, rieletto alla presidenza della Federazione Russa, ha promesso però di far ripartire.
Non sarà il greggio, nel prossimo decennio, a sostenere l’economia di Mosca. In previsione di una crescita dei consumi interni a ritmi ancora accelerati, nell’ordine del 6% l’anno - si legge in un articolo del Wsj -  bisognerà trovare nuovi driver, ma soprattutto favorire la crescita della produzione interna, data la forte dipendenza del Paese dalle importazioni.
La Banca Mondiale, in vista di un possibile rilancio degli investimenti, attribuisce la scarsa attrattività della Russia a un innalzamento dell’età media della popolazione, che manifesta una chiara tendenza alla senilizzazione, e a una bassa produttività del lavoro.
Gli sforzi per debellare la corruzione e aumentare il grado di trasparenza negli affari hanno portato alcuni risultati importanti. Ma non hanno impedito, nel 2011, un deflusso di capitali stimati attorno a 80,5 miliardi di dollari.
Non c’è dubbio che, se rapportata alla magra performance europea, l’economia russa, che nel 2011 ha marciato a un ritmo del +4,3%, appare decisamente più tonica. Se il confronto però è con altre economie emergenti come Cina e India, cresciute l’anno scorso rispettivamente del 9,5% e del 7,8%, Mosca ne esce fortemente penalizzata.
La ricetta di Putin è un rilancio rapido degli investimenti, con l’intenzione di portarli al 25% del Pil entro il 2015, contro il 20% attuale (meno della metà della quota di Pechino). Nel 2012 le cifre ufficiali attestano però la crescita di questa importante componente della domanda aggregata al 6,6%, al di sotto dell’8% annuo necessario per centrare il target del neoeletto presidente. Ma il clima resta sfavorevole agli investimenti, anche in considerazione dei rapporti fortemente deteriorati tra il sistema giuridico e il mondo del business. 
La Russia, per il settore calzaturiero italiano, rappresenta un importate sbocco commerciale. Il quinto per fatturato, con  520 milioni di euro nel 2011 (+20,7% sul 2010), realizzati con la vendita di 6,7 milioni di paia di scarpe, il 15% in più rispetto all’anno precedente.
Significativo - spiega l’Anci, l’Associazione italiana degli industriali calzaturieri - è anche il dato sul prezzo medio, che con quasi 80 euro per paio è uno dei più elevati tra tutti i mercati di esportazione del comparto moda calzature italiano.

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