mercoledì 4 aprile 2012

Scenario, troppe le componenti recessive. Prematuro parlare di exit strategy

Pil a meno 1,5%. Disoccupazione al 9,5% e… export in ritirata. Ci sarà un rallentamento anche per le vendite all’estero, l’unico vero motore di questi ultimi anni per l’asfittica economia nazionale. Anche se l’export resterà l’unico elemento di  traino per le crescita futura.
Le previsioni, snocciolate da Prometeia, sono per l’anno 2012. Tutti gli indicatori disponibili - spiega il centro studi bolognese - concorrono a delineare un ulteriore ripiegamento del prodotto interno lordo italiano per il primo trimestre di quest’anno. Sarebbe il terzo dato negativo nella successione di tre trimestri consecutivi. E il dietro front dell’attività economica proseguirà anche nel corso del secondo trimestre di quest’anno, seppure in misura meno intensa.
E i consumi? La fase di contrazione iniziata nel secondo trimestre dello scorso anno, principalmente per effetto dell’erosione del potere d’acquisto delle famiglie italiane causata dall’inflazione, è proseguita accentuandosi. Nel quarto trimestre 2011 i consumi sono diminuiti dello 0,7% su base trimestrale, accusando una limatura dell’1,2% anno su anno.
L’effetto di trascinamento per il 2012 è valutato in un meno 0,7 per cento. Ma il dato, oggettivamente, sembra un po’ prudenziale.
Dietro questa nuova correzione al ribasso dei consumi ci sarebbe ancora il concorso di più fattori: l’indebolimento del reddito disponibile in termini reali, la stagnazione del reddito da lavoro dipendente e l’onda lunga della dinamica occupazionale negativa.
Di fronte a queste evidenze, seppure prospettiche, come uscirà l’economia italiana da questa nuova recessione?
Più che in altre occasioni - spiega Prometeia - la possibilità di contenere il costo della recessione e di accelerare il ritorno alla crescita è affidato alle imprese orientate all’export e alla loro capacità di intercettare al meglio le opportunità sui mercati esteri.
Chi meglio, dunque, del settore calzaturiero che oltre frontiera realizza l’80% del suo giro d’affari!
Il compito non si preannuncia però agevole per effetto di diverse componenti: dall’inasprimento della concorrenza sui circuiti internazionali ai più alti costi di produzione alle minori possibilità di accesso al credito.
Ricordiamo che i prezzi della materie prime hanno ripreso una direzione rialzista. Anche se al riguardo riteniamo che il quadro possa in pochi mesi mutare, anche in considerazione di un probabile ritracciamento del barile di greggio. Non mancano, d’altro canto, le evidenze empiriche di un fenomeno di sgonfiamento della domanda in atto per lo meno nelle economi occidentali, dove i consumi stanno vistosamente ripiegando.
Dunque l’export resterà l’unico traino possibile. Prima del 2013 non si prevede invece una ripresa dei consumi interni. Il reddito disponibile delle famiglie si contrarrà ancora per un paio d’anni stretto nella morsa di una crescita solo modesta dei redditi, della restrizione fiscale, dell’aumento dei prezzi.
Aggiungiamo che l’evoluzione negativa  delle dinamiche occupazionali potrà, a nostro avviso, contribuire a rafforzare tale previsione.
Quanto all’inflazione, per l’aumento delle imposte indirette, con i 2 punti aggiuntivi attesi a ottobre, il caro-vita continuerà a orbitare attorno al 3 per cento fino al 2013.
A questo insieme di fattori si aggiunge un alto grado di incertezza sistemica, documentato dalle ampie oscillazioni dello spread tra i titoli di stato dell’Eurozona. In una fase in cui, per ammissione dello stesso presidente della Bce Mario Draghi, è prematuro parlare di exit strategy.

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