giovedì 5 aprile 2012

Meno tasse a New York sulle vendite di scarpe e vestiario. E in Italia?

Il dipartimento per le Imposte dello Stato di New York ha deliberato uno sgravio fiscale sulle vendite di capi di abbigliamento e calzature. Ne dà notizia il Wsj.
La manovra, operativa dal primo aprile e in vigore per un anno, azzera la tassa statale del 4% sugli articoli venduti al di sotto dei 110 dollari.
Oltre a New York City, il bonus fiscale coinvolge Norwich City e nove contee dello Stato (Chautauqua, Chenango, Columbia, Delaware, Greene, Hamilton, Tioga, Wayne and Madison County, fuori dalla città di Oneida).
Lo scopo, ovviamente, è favorire i consumi, che in Usa incidono complessivamente per circa il 70% sul Pil.
Al di qua dell’Atlantico le politiche di stimolo seguono però tutt’altra direzione. In Italia, a ottobre, l’Iva ordinaria passerà dal 21 al 23 per cento, come è scritto nel decreto “Salva Italia” a titolo di clausola di salvaguardia. Mentre quella ridotta salirà dal 10 al 12 per cento. Facile immaginare gli effetti, ulteriormente depressivi, sugli acquisti delle famiglie, già vistosamente in ritirata. E sull’inflazione che continuerà probabilmente a orbitare attorno al 3%. Anche se il consensus degli analisti è orientato a un più ottimistico 2,5%.
E dire che in Usa le ultime evidenze fornite dall’U.S. Census Bureau sulle vendite retail certificano, per le calzature, una crescita in valore delle 4,7% su base annua (rilevazione di gennaio 2012).
A noi italiani l’Istat riserva un dato decisamente meno lusinghiero. Sempre a gennaio, dice l’Istituto nazionale di statistica, le vendite al dettaglio di calzature e articoli in cuoio hanno sperimentato una riduzione su base annua  dell’1,5% (-1,8% l’abbigliamento). Considerando la tendenza degli italiani - opportunamente enfatizzata in un recente comunicato di Sistema moda Italia - a dover ridurre maggiormente le spese percepite come “superflue”, gli sviluppi non potranno che essere negativi, almeno per qualche tempo.
La previsione dell’Osservatorio permanente di Sita Ricerca, Fashion Consumer Panel, relativa ai capi d’abbigliamento, è orientata a un meno 2,3% nel 2012, spiega Smi. Più accentuato rispetto al calo complessivo dei consumi in Italia, stimato al -1,4%.
Nel 2011 le vendite in promozione/saldo sono aumentate di oltre il 20% a discapito del prodotto full price.  E in una situazione di brusca frenata dei consumi per tutti i settori del fashion system gli unici canali in crescita sono risultati gli outlet e il web.

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