Il baricentro dell’export calzaturiero italiano dovrà, con
tutta probabilità, spostarsi dall’Europa e riorientarsi più ad Est.
La recessione, in tandem con la crisi del debito sovrano nel
Vecchio continente, sta ipotecando le sorti del mercato europeo. E il rischio quest’anno è una frenata delle esportazioni nella Ue, associata a una
dinamica meno sostenuta (ma in crescita) anche al di là
dei confini europei, dove è improbabile che
possa ripetersi la performance del 2011.
I dati di gennaio già documentano una caduta dell’export italiano
di calzature verso i paesi Ue. Il fatturato, a 410 milioni di euro, ha ceduto
il 3,7% sul gennaio 2011. Ma il dato fisico delle esportazioni restituisce,
sempre all’interno del perimetro comunitario, un più robusto 13,6% di
riduzione, con meno di 14,9 milioni di paia vendute ai paesi partner, contro i
17,2 milioni di inizio 2011.
A tirare il freno è stata in particolare l’accoppiata di
testa Francia-Germania. Verso Parigi l’export di calzature italiane è sceso del
18,7% a volume, limitando però a un solo punto percentuale la caduta in valore.
In Germania a un meno 8,1% delle spedizioni fisiche ha fatto riscontro un minor
giro d’affari del 3,2%. Binomio negativo (valori/volumi) anche in Spagna, Paesi
Bassi e Grecia. Mentre crescono i fatturati, nonostante i minori flussi
quantitativi, in Regno Unito, oltre che in Belgio e sul mercato austriaco.
Nel complesso gennaio si è chiuso con vendite all’estero (nella
Ue e nei Paesi terzi) per poco meno di 20 milioni di paia, un quantitativo in
calo del 12% sul gennaio 2011. Il fatturato, grazie a un balzo in avanti del
18% nei mercati extra-Ue, è però cresciuto del 3,8%, portandosi a 678 milioni
di euro.
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