L’euro scende ai minimi da 4 mesi contro il dollaro americano. Un propellente per l’export, sicuramente, ma anche un rischio inflazione, laddove il prezzo del greggio dovesse riproporre una traiettoria espansiva. Al momento sia il Brent che il Wti stanno ripiegando e le condizioni dei mercati non lasciano presagire un’inversione di rotta. Ma il pericolo è dietro l’angolo, anche se le scorte, specialmente in Usa, sono più che abbondanti, fugando rischi di impennate.
Il 16 maggio la moneta comune aveva chiuso a 1,2738 dollari, in un mercato valutario fortemente condizionato dai timori di un’uscita della Grecia dall’Eurozona.
Il mercato, ovviamente, non è immune da shock. C’è già chi prefigura un ritorno alla parità con il biglietto verde, se non addirittura la rottura della soglia 1 a 1.
Oltreatlantico la politica monetaria resta tuttavia molto accomodante. Questo ed altri fattori (per esempio la volontà di mantenere un cambio ancora vantaggioso per gli Usa) potrebbero verosimilmente frenare un apprezzamento del dollaro. Ma l’avversione al rischio e il ruolo di valuta rifugio del biglietto americano non escludono evoluzioni di segno opposto sui mercati valutari. Tutti gli scenari insomma sembrano aperti.
Il cambio attuale riflette, nel frattempo, la debolezza di un’area e di un’Unione economica e monetaria che non sembrano in grado di reggere all’urto della crisi. Né emergono al momento, se non blande dichiarazioni di chiara impronta politica, atti o fatti che possano indurre a ritenere superata l’attuale fase di impasse. Ad iniziare dagli euro bond, che farebbe cambiare umore ai mercati.
Staremo a vedere. Per la Grecia, vicina al rating “D” di default, l’euro appare più che altro un “cul de sac”. Per molti dei cosiddetti “periferici”, Italia inclusa, una minaccia incombente, considerando anche la dinamica del famigerato spread, che vede adesso la Spagna in “zona baratro”.
Nell’incertezza, il quadro più probabile è ancora quello di una forte volatilità del cambio euro/dollaro. Fattori dirompenti permettendo, che metterebbero a serio rischio di tenuta l’intera area dell’euro.
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