mercoledì 23 maggio 2012

Il made in China soffre la crisi europea

La “second dip” dell’Europa, la seconda ondata recessiva dopo quella del biennio 2008-2009, potrebbe seriamente pregiudicare quest’anno l’export di prodotti made in China, destinati prevalentemente nella Ue, oltre che in Usa e Giappone.
Ad affermarlo è Qu Hongbin, chief economist per la Cina di HSBC, gigante finanziario britannico, segnalando sul China Daily che nei primi quattro mesi del 2012 l’interscambio tra l’Ue e il Dragone è cresciuto di appena lo 0,3% rispetto allo stesso periodo di un anno fa.
Nel mese di aprile, secondo i dati delle Dogane cinesi, nonostante il miglioramento pronosticato dal consensus degli analisti, le esportazioni di Pechino sono cresciute di appena il 4,9% anno su anno, portandosi a 163,25 miliardi di US$.  Ancora più lenta la marcia delle importazioni, aumentate solo di un frazionale 0,3%, a 144,83 miliardi. 
Sembra insomma distante il target del 10% di crescita del l’interscambio fissato per l’intera annata 2012.
Nel Guangdong, la provincia cinese con i volumi maggiori di esportazione, l’import-export, a tutto aprile 2012, è cresciuto complessivamente del 3,3% su base annua.
Le esportazioni di capi d’abbigliamento (40 miliardi di US$ nei primi 4 mesi del 2012) sono aumentate in un anno di appena l’1%, mentre il comparto tessile (28,85 miliardi) ha sperimentato una contrazione dello 0,3%. Avanza del  4,2% l’export di calzature, a 12,4 miliardi, mentre crescono a tassi ancora sostenuti le vendite all’estero di prodotti dell’elettronica e di macchinari.
Non sarebbe comunque solo l’Europa, spiega Hu Yanni, analista del China Securities Co, l’unica spina nel fianco di  Pechino. Il prolungato rallentamento della crescita economica globale avrebbe infatti contribuito a depotenziare l’export del Dragone, nonostante  il buon andamento delle spedizioni in mercati che esprimono ancora una domanda robusta. come Russia, Brasile e India. 

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