Un comunicato stampa odierno del Statistisches Bundesamt Deutschland, l’Istituto statistico tedesco, annuncia il record storico per l’export di prodotti made in Germany, che a marzo 2012 ha raggiunto 98,9 miliardi di euro. Massimo da sempre anche per le importazioni, balzate a 81,5 miliardi.
La bilancia commerciale chiude dunque il mese con un surplus di 17,4 miliardi. Mentre nel primo trimestre 2012 il saldo attivo si è arrampicato fino a 45,5 miliardi di euro, contro i 40,8 miliardi dello stesso periodo del 2011 (+11,5%).
Si dice anche, ma questo lo riferisce la politica, che Berlino sarebbe disposto ad accettare da qui ai prossimi mesi qualche sussulto inflazionistico interno pur di rilanciare i consumi domestici, che ancora languono. E al contempo per sostenere il resto dei paesi europei con maggiori importazioni di merci dai partner comunitari.
D’altro canto gli aumenti salariali riconosciuti ai lavoratori tedeschi, in controtendenza con il resto d’Europa, potrebbero effettivamente innescare una spirale prezzi-salari. E chissà, magari indurre la Bce ad adottare in futuro una politica monetaria meno espansiva, se non addirittura restrittiva, che per i paesi che stanno vivendo una seconda recessione, compresa l’Italia, rappresenterebbe il colpo di grazia.
E’ inutile, un’Europa a due velocità non può portare molto lontano. Si parla di project bond, venture capital e golden rule (la sterilizzazione delle spese per investimenti ai fini del calcolo del deficit) come di possibili soluzioni al problema. Ma l’accanimento terapeutico, è noto, ritarda ma non impedisce il decesso.
Detto questo, proponiamo, da una lettura dei dati di lungo periodo, un’analisi dell’effetto-euro sulle bilance commerciali delle principali economie che hanno aderito al Club della moneta comune.
Partiamo dall’Italia (suggeriamo di visionare i grafici proposti): quando c’era ancora la lira, quindi prima del 2002, la bilancia commerciale italiana chiudeva con saldi attivi che nella media del quinquennio precedente all’introduzione dell’euro (1997-2011) superavano i 15 miliardi di euro. Prima ancora, nel 1996, si era addirittura sfiorata quota 35 miliardi. Dal 2002 in poi la bilancia commerciale, dopo un biennio ancora positivo (ma nel 2003 il saldo attivo si era già molto asciugato, portandosi a soli 1,6 miliardi), i conti con l’estero sono passati fisiologicamente in territorio negativo. Nel 2006 il deficit aveva già superato i 20 miliardi di euro, per spingersi oltre i 30 miliardi nel 2010. Un completo ribaltamento, dunque, sintomatico di un danneggiamento, ad opera della moneta comune, sul piano competitivo.
Male, malissimo è andata anche per la Francia, con la bilancia commerciale che da 9 miliardi di attivo di fine anni Novanta si è ritrovata in rosso per quasi 85 miliardi nel 2011, sperimentando un peggioramento dei conti quasi costante con l’introduzione dell’euro.
Idem per la Spagna, che prima della crisi del 2009 aveva sfiorato addirittura il tetto dei 100 miliardi di deficit. La bilancia commerciale di Madrid era in rosso anche con la peseta, ma per cifre nell’ordine dei 30-40 miliardi di euro tra il 1999 e il 2001.
Vediamo adesso la Germana, che oggi brinda al record delle esportazioni e a un surplus ancora in crescita nel primo trimestre 2012. I dati in questo caso restituiscono un avanzo strutturale della bilancia commerciale, evidenziando però un decisivo rafforzamento del saldo attivo nel dopo-euro. Basti pensare che dai 65 miliardi di euro di fine anni Novanta l’avanzo monetario della bilancia commerciale tedesca ha raggiunto il picco di 194 miliardi nel 2007. Con la crisi, gioco forza, il saldo si è ridimensionato, scendendo sotto i 140 miliardi. Ma stiamo parlando della più grande recessione dal Dopoguerra ad oggi che ha mantenuto comunque il surplus di Berlino su un livello più che doppio rispetto a quello di fine anni Novanta.
Dopo il 2009, è inutile dirlo, i conti con l’estero tedeschi hanno ripreso a migliorare con l’attivo della bilancia commerciale che nel 2011 si è spinto a ridosso dei 157 miliardi di euro. Il resto è cronaca, compreso il comunicato odierno. Con il dato trimestrale che al passo attuale proietta il saldo attivo del 2012 a 175 miliardi di euro.
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