L’unica cosa che poteva salvare l’euro era un’uscita pubblica come quella di Draghi, al timone della Bce, l’Autorità monetaria europea.
Se seguiranno i fatti, vale a dire gli acquisti da parte della Banca centrale europea dei titoli di stato “periferici”, con la riattivazione del Security market programme (Smp), in letargo dallo scorso febbraio, forse la valuta comune potrà rivivere una sua primavera.
Non è chiaro se da subito l’azione sarà congiunta, se scenderanno cioè in campo sia la Bce che l’Efsf, il Fondo salva stati, che a settembre sarà affiancato dal meccanismo Esm, o se al momento sarà solo l’Eurotower ad agire. Sterilizzando, peraltro, gli acquisti di bond sul mercato primario e secondario con vendite di pari importo di altri titoli già in portafoglio, per evitare sbilanciamenti di liquidità e assicurare una politica monetaria a saldo zero.
Adesso i mercati attendono. Non solo l’azione (della Bce), ma anche la reazione di Berlino, che finora aveva posto, più o meno esplicitamente, il suo veto alla riattivazione dell’Smp.
Va anche detto che le tensioni sugli spread di questi giorni, accompagnate dai crolli verticali delle borse, hanno alimentato una sorta di “isolamento politico” della Germania, che gioco forza, se intende realmente salvare l’euro e l’Eurozona, dovrà necessariamente arretrare, superando quell’atteggiamento oltranzista che ha portato anche la Spagna sull’orlo del default.
Dunque l’euro è salvo? Se alle parole di Draghi seguiranno i fatti, forse sì. Resta però un dubbio che è sempre di marca tedesca. Questa politica non piace a Berlino. Potrebbe insomma alimentare, in assenza di una cessione parziale di sovranità da parte degli Stati dell’Eurozona (ipotesi che la Francia però aborrisce), un sentimento contrario all’euro e all’Europa.
Se così fosse, potrebbe essere proprio la Germania ad abbandonare la moneta comune e a tornare a stampare marchi. Un po' improbabile? Forse, ma vale la pena considerare anche questa eventualità.
Scenari a parte, quello che appare invece probabile è che l’estate sarà meno infuocata sui mercati finanziari. Se ci saranno gli acquisti targati Bce & Co. gli spread potranno posizionarsi su livelli mediamente più accettabili. E non è cosa da poco, se si considera che lo stesso divario, oltre a inasprire il costo del servizio del debito, che in Italia già raggiunge la cifra monstre di 80 miliardi l’anno, influenza, e di molto, il livello dei tassi di interesse che le imprese pagano alle banche finanziatrici. Ma anche il costo delle raccolta degli istituiti di credito e gli oneri in conto interesse sui mutui ipotecari e sugli altri prestiti alle famiglie.
Se l’estate sarà meno rovente, forse l’autunno potrà portare qualche segnale di svolta. Attendiamo, con “ponderato” ottimismo!

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