L’allarme questa volta viene direttamente dall’Anci, l’Associazione degli industriali calzaturieri. Il dato che genera apprensione è il meno 10% dell’export fisico di calzature made in Italy. Un risultato accumulato in quattro mesi, da gennaio ad aprile 2012, edulcorato solo dal 3,5% di crescita annua del fatturato oltre confine, riconducibile a un aumento del 15% del valore medio unitario.
Insomma, visto con le lenti monetarie le vendite all’estero continuano a crescere, seppure a un ritmo più blando rispetto a un anno fa. E questo soprattutto per effetto di uno spostamento del baricentro verso i prodotti di migliore qualità, caratterizzati da un prezzo medio unitario più elevato, che ha permesso di bilanciare il calo dei quantitativi inviati all’estero.
I principali segnali di allarme, spiega Sagripanti, presidente dell’Anci, vengono da aree di primaria importanza per l’export di calzature made in Italy, come Russia e Ucraina.
Ancora più pesante appare poi il dato secco di aprile, che decreta per l’export fisico (a volume) un meno 16,8% a distanza di un anno. Male anche il corrispettivo monetario, “dimagrito” del 6,5% su aprile 2011.

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