martedì 5 giugno 2012

Troppo caro il luxury in Cina: pesano dazi, imposte e tasse. Ma è in atto un cambio di strategia

La Cina punta allo sviluppo di un mercato retail dei beni di lusso. Anche se a tutt’oggi, spiega un recente articolo del China Daily, gli alti dazi e le imposte che gravano sul luxury, da abbigliamento a calzature, da valigeria a orologi a elettronica a liquori, rappresentano ancora un freno agli acquisti nel territorio del Dragone.
Basti pensare che in media, stando alle statistiche del ministero del Commercio di Pechino, in terraferma cinese il prezzo retail di un prodotto della categoria lusso supera del 45% quello di Hong Kong,  del 51% il listino Usa e del 72% quello francese.
Non è un caso se molti consumatori cinesi, tra quelli appartenenti alle classi più abbienti, acquistano i beni di lusso direttamente all’estero, aggirando gli alti dazi all’importazione imposti dalle Dogane dell’ex Celeste Impero.
Grandi centri commerciali, con negozi specializzati nella vendita dei luxury good, si stanno comunque espandendo oltre la Grande Muraglia.  
Più di 300 centri outlet sono stati costruiti in circa 81 città cinesi nel corso dell'ultimo decennio, spiega Guo Zengli, direttore del Mall China Information Center, organizzazione no profit specializzata nelle analisi sul commercio al dettaglio. Che rivela inoltre un crescente interesse a nuove aperture anche da parte di gruppi stranieri.
Gli articoli di lusso importati in Cina sono soggetti a tre imposte: le tariffe doganali, che vanno da un minimo del 4,4% fino a un massimo del 60%, l’imposta sul valore aggiunto (17%) e la tassa sul consumo che raggiunge un picco del 30%.
Per ampliare la gamma dei prodotti high-end (di fascia alta) e contenere i prezzi finali di vendita, Outlets China Ltd, società specializzata nella gestione di shopping center, ha annunciato una più stretta collaborazione con le case madri all'estero, preferendo instaurare un rapporto diretto con i produttori bypassando le agenzie di vendita in Cina.




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