La crisi europea emerge, in tutta la sua evidenza, anche dai numeri sull’export di calzature italiane. Nel primo trimestre 2012, certifica l’Istat, le spedizioni di scarpe made in Italy verso i partner Ue sono piombate sotto i 49 milioni di paia, facendo segnare una contrazione del 13,4% su base annua. Male anche il fatturato a 1,27 miliardi di euro, in calo del 2,8% rispetto al gennaio-marzo 2011.
Nel complesso, con poco meno di 68 milioni di paia, le esportazioni di calzature italiane si sono ridotte dell’8,8%, generando comunque un giro d’affari (2,2 miliardi di euro) più robusto del 5,4% rispetto a un anno fa.
Nei flussi fisici, i dati Istat documentano un pesante scivolone delle vendite in Francia (-13,3%) e in Germania (-14,4%), segnalando riduzioni di oltre il 9% anche nel terzo e quarto sbocco commerciale rappresentato rispettivamente da Regno Unito e Spagna.
Solo gli Usa fanno da contraltare con un più 7,6%, mentre segnano il passo le spedizioni dirette in Svizzera, ma soprattutto nei Paesi Bassi e in Belgio.
Fuori dalla Ue mantiene una direzione positiva l’export sia in Russia che Giappone dove il bilancio dei primi tre mesi segnala, a volume, progressi del 7,5 e del 9 per cento.
Guardando l’evoluzione dei fatturati, fatta eccezione per Germania, Spagna, Belgio e Paesi Bassi, emerge una dinamica positiva, particolarmente sostenuta (a doppia cifra) in Usa, Russia e Svizzera e in alcune mete asiatiche, come Hong Kong e Giappone. Da segnalare anche il più 4,1% della Francia, in netta antitesi con i flussi quantitativi, a conferma di uno spostamento dell’export verso i prodotti di fascia più elevata.
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